Le colpe dei padri – dice Geremia nella Bibbia – ricadono
sui figli. Ma talvolta anche quelle dei figli ricadono sui padri. I genitori
sono infatti responsabili delle azioni commesse dal figlio minore d’età.
L’unico modo, per questi, di evitare una condanna a risarcire i danni provocati
dalle malefatte del minorenne, è di provare, davanti al giudice, di non aver
potuto impedire il fatto (art 2048 CC).
Un’applicazione di tale principio, per esempio, l’ha fornita
il Tribunale di Genova, in una sentenza dello scorso 21 gennaio. Il magistrato
ha ritenuto responsabili i genitori di un ragazzo che aveva accoltellato un
coetaneo per futili motivi.
Onde dimostrare di aver fatto di tutto per “impedire il
fatto” (pur trattandosi di un evento, quello di una coltellata, in sé
imprevedibile e inevitabile), i genitori dovevano provare – secondo
l’interpretazione del Tribunale – di aver dato al ragazzo una educazione
consona e matura. E questo, si legge in sentenza, non è avvenuto.
La mancanza di educazione potrebbe, per esempio, desumersi:
- dalle modalità con cui è avvento l’illecito: modalità che,
nel caso di specie, hanno dimostrato l’incapacità del reo di rapportarsi ad
altre persone;
- da una perizia sul minore disposta dal giudice: anche su
questo versante,il giovane presentava una grave immaturità sul piano cognitivo
e affettivo. Il perito ha infatti ricondotto le lacune formative alla
provenienza da una famiglia “morbosamente chiusa” in sé stessa.
(www.laleggepertutti.it)
Pubblicato da A.E.C.I. FELTRE
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